Un viaggio carico di tensioni: Netanjahu negli Stati Uniti tra Gaza, Trump e pressioni interne

Incontro ad alta tensione a Palm Beach

Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanjahu si trova oggi in Florida per incontrare il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Al centro del colloquio c’è il futuro della Striscia di Gaza e il piano americano per una pace duratura nella regione. È il sesto incontro tra i due leader solo in quest’anno, segno della rilevanza strategica che entrambi attribuiscono a questo dossier.

Tuttavia, Netanjahu è partito per gli Stati Uniti in un clima di crescente tensione, scegliendo di non farsi accompagnare da giornalisti e senza rilasciare dichiarazioni alla partenza. Un gesto che molti analisti leggono come indicativo delle difficoltà nei rapporti recenti con l’amministrazione americana. Trump, infatti, avrebbe perso la pazienza riguardo alla fragile tregua in corso a Gaza e sollecita con insistenza l’avvio di una nuova fase del processo.

Domande aperte sulla fase due

Netanjahu ha dichiarato pubblicamente che molte questioni rimangono ancora senza risposta: “Qual è la tempistica prevista? Chi invierà le truppe a Gaza? Avremo una forza internazionale di stabilizzazione? E se non ci sarà, quali sono le alternative?”. Questi interrogativi saranno al centro del dialogo con il Presidente americano.

Secondo il piano statunitense, la fase successiva prevede non solo una nuova tregua, ma anche il disarmo della Hamas e l’arrivo di forze internazionali per garantire la stabilità del territorio palestinese. Tuttavia, Hamas ha già fatto sapere di non essere disposta a consegnare le armi.

Pressioni politiche da entrambi i fronti

Netanjahu si presenta all’incontro sotto una duplice pressione. Da un lato, quella esercitata da Trump, che vuole progressi concreti sul fronte di Gaza. Dall’altro, le aspettative interne israeliane, che chiedono al premier di mostrare fermezza. L’esponente dell’opposizione Avigdor Lieberman ha definito questo incontro come un vero e proprio banco di prova della leadership di Netanjahu, affermando: “La questione chiave è se sarà capace di dire ‘no’ a Trump su almeno tre punti fondamentali: nessuna ricostruzione a Gaza senza la restituzione dei corpi degli ostaggi israeliani, nessuna ricostruzione senza il disarmo di Hamas e nessuna presenza turca sul territorio.”

La sicurezza prima di tutto: il punto di vista israeliano

Anche esperti militari israeliani, come l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Jacob Nagel, ritengono imprescindibile che Hamas rispetti tutte le condizioni per la pace. “Serve un piano chiaro e dettagliato per la seconda fase, che includa la restituzione degli ostaggi e il disarmo completo della Striscia di Gaza”, ha spiegato Nagel, sottolineando che anche i tunnel sotterranei utilizzati da Hamas devono essere considerati armi e quindi distrutti.

Il ritiro da Gaza divide il governo israeliano

Nel frattempo, la seconda fase del piano prevederebbe anche un progressivo ritiro delle forze israeliane dal territorio di Gaza, attualmente ancora in buona parte sotto controllo militare israeliano. Ma questa prospettiva non trova consenso unanime in Israele. Il Ministro della Difesa, Israel Katz, si è detto contrario a qualsiasi ritiro e ha dichiarato: “Resteremo nei campi terroristici in Cisgiordania, così come in profondità nella Striscia di Gaza. Non ci ritireremo mai. Non accadrà.”

Una posizione che contrasta apertamente con quella di Trump, il quale auspica un allentamento delle tensioni e una maggiore apertura al dialogo nella regione. Un Israele percepito come invasivo e che viola i confini internazionali potrebbe, infatti, risultare meno credibile agli occhi dei paesi arabi.

La questione dell’annessione e il sogno di uno Stato palestinese

Tra le richieste più controverse, spicca quella dei ministri ultranazionalisti del governo israeliano, come Bezalel Smotrich, che pretendono la piena annessione della Cisgiordania – che chiamano con i nomi biblici di Giudea e Samaria. Smotrich ha lanciato un messaggio diretto al premier: “Signor Primo Ministro, tornate da questo viaggio con l’annessione legale e formale di Giudea e Samaria. È la vostra missione diplomatica presso il nostro più grande alleato, gli Stati Uniti.”

Una richiesta che complica ulteriormente il contesto, poiché numerosi stati continuano a sostenere la nascita di uno Stato palestinese indipendente, una prospettiva che Netanjahu ha sempre osteggiato apertamente.

Emergenza umanitaria a Gaza

Nel frattempo, la popolazione di Gaza continua a vivere in condizioni drammatiche. Le forti piogge e le recenti inondazioni hanno aggravato la situazione nei campi profughi, dove – secondo diversi corrispondenti – molte tende sono sommerse dall’acqua. L’ONU classifica ancora oggi l’intera Striscia come “zona di emergenza umanitaria”.

Un’agenda complicata per Netanjahu

La visita di Netanjahu negli Stati Uniti si annuncia tutt’altro che semplice. Oltre al dossier Gaza, il premier israeliano intende discutere con Trump anche delle strategie da adottare nei confronti dell’Iran, un altro fronte caldo su cui cerca l’appoggio totale di Washington.

Tra promesse, minacce e diplomazia, il viaggio del leader israeliano si svolge sotto il peso di aspettative altissime – e in un contesto regionale quanto mai instabile.

Addio a Brigitte Bardot: funerali il 7 gennaio a Saint-Tropez

La Francia rende omaggio a Brigitte Bardot. L’icona del cinema è morta domenica all’età di 91 anni nella sua proprietà nel sud del Paese. La cerimonia funebre in suo onore è prevista per il 7 gennaio nella chiesa di Notre-Dame de l’Assomption, uno dei simboli di Saint-Tropez. Per consentire al pubblico di partecipare, la funzione sarà trasmessa su maxischermi allestiti nel porto e nella centrale Place des Lices. Lo ha comunicato la fondazione Bardot.

Cerimonia pubblica e sepoltura privata

Al termine della funzione religiosa, la sepoltura avverrà in forma strettamente privata. Secondo le autorità locali, Bardot sarà tumulata nel cimitero marino di Saint-Tropez, affacciato direttamente sul Mediterraneo. Negli ultimi anni l’attrice aveva scelto una vita riservata, lontana dai riflettori, pur restando una figura centrale dell’immaginario culturale francese.

Dalla fama mondiale all’impegno per gli animali

Divenuta una star internazionale negli anni Cinquanta e Sessanta grazie a ruoli entrati nella storia del cinema, Bardot si era progressivamente ritirata dalle scene a partire dagli anni Settanta. Da allora aveva dedicato le proprie energie soprattutto alla difesa degli animali, impegno che le ha garantito un ruolo pubblico anche dopo l’addio alla recitazione.

Il ricordo di Mario Adorf

Tra i numerosi messaggi di cordoglio, spicca quello dell’attore Mario Adorf, che ha ricordato il legame personale con Bardot. «Le devo l’incontro con mia moglie Monique, originaria di Saint-Tropez», ha raccontato. I due si conobbero alla fine degli anni Sessanta, in un contesto di amicizie e set cinematografici che gravitavano attorno all’attrice francese. Adorf ha sottolineato come Bardot abbia avuto un ruolo decisivo nel farli incontrare, un gesto per il quale si dice «per sempre grato».

Un’amicizia che attraversa i decenni

Negli anni Sessanta e Settanta, Adorf, Bardot e il loro entourage condivisero viaggi, feste e lunghi periodi tra Francia, Spagna e Italia. Con il tempo, però, i contatti si diradarono: Bardot si è progressivamente isolata, dedicandosi esclusivamente alla sua fondazione e agli animali. «Si è ritirata completamente dalla vita mondana», ha spiegato l’attore, ricordando con affetto gli anni trascorsi insieme.

L’omaggio del presidente Macron

Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha voluto rendere omaggio alla scomparsa dell’attrice, definendola «una leggenda del secolo». In un messaggio pubblico ha descritto Brigitte Bardot come l’incarnazione di una vita vissuta in libertà, ricordandone il cinema, la voce, il carisma e la passione generosa per la causa animale. Un tributo istituzionale che conferma il posto unico occupato da Bardot nella storia culturale della Francia.

Porsche: tra la rivoluzione elettrica della Taycan e l’esclusività artigianale della 911 “Formosa”

La casa di Zuffenhausen continua a muoversi su due binari paralleli ma ugualmente ambiziosi: da un lato perfeziona la sua offensiva nel mondo delle emissioni zero con la Taycan, dall’altro celebra la tradizione e la personalizzazione estrema con progetti unici come la nuova 911 Carrera T “Formosa”. Se la berlina elettrica rappresenta il futuro tecnologico del marchio, la one-off dedicata a Taiwan ci ricorda che il cuore pulsante di Porsche batte ancora forte per l’artigianalità del programma Sonderwunsch.

L’avanguardia elettrica e la dinamica di guida

La Taycan si conferma come la prima vera incursione di Porsche nel segmento delle elettriche pure, presentandosi come una berlina a quattro porte dalle linee estremamente pulite e filanti. Il lavoro in galleria del vento è stato maniacale, portando il coefficiente di resistenza aerodinamica (Cx) a un valore notevole di 0,22. Questa silhouette bassa e allungata, sebbene imponga qualche contorsionismo per accedere all’abitacolo – specialmente per chi siede dietro – garantisce un impatto estetico indiscutibile.

Sotto il pianale si nascondono le batterie agli ioni di litio che alimentano, nella maggior parte delle versioni, due motori (uno per asse), garantendo così la trazione integrale; fa eccezione la versione base, che si affida alla sola spinta posteriore. Le prestazioni rimangono fedeli al blasone del marchio: anche le configurazioni meno potenti offrono una guida precisa e reattiva, che può essere ulteriormente affinata investendo in optional tecnici come le ruote posteriori sterzanti. Per chi cerca il prestigio assoluto, le varianti Turbo e Turbo S offrono una spinta che si può definire, senza iperboli, mozzafiato, sebbene la 4S rappresenti forse il compromesso più equilibrato tra costo e performance.

L’autonomia dichiarata supera i 400 km e il sistema supporta la ricarica ultra-rapida fino a 350 kW. In condizioni ideali, e trovando la colonnina adatta, bastano cinque minuti per recuperare energia sufficiente a coprire 100 km, un dato che allevia notevolmente l’ansia da ricarica.

Vita a bordo: tra lusso e digitalizzazione

L’interno della Taycan è un trionfo di modernità che rivisita in chiave digitale gli stilemi classici della casa. L’elemento più scenografico è senza dubbio il display curvo che sostituisce il cruscotto tradizionale, affiancato da schermi per l’infotainment e la gestione del clima. Esiste persino l’opzione per un quarto display dedicato al passeggero. Tuttavia, questa digitalizzazione spinta ha un rovescio della medaglia: la gestione quasi esclusivamente tattile dei comandi, inclusa la climatizzazione, può risultare fonte di distrazione durante la guida, e i comandi laterali del cruscotto vengono talvolta coperti dalla corona del volante.

Nonostante l’impostazione sportiva, l’abitacolo accoglie bene quattro persone, con la possibilità di aggiungere un quinto posto di fortuna. La capacità di carico è suddivisa tra due vani, uno posteriore e uno anteriore, quest’ultimo sufficiente per un piccolo trolley, anche se la capienza complessiva non è da record per la categoria. Con un prezzo di partenza che si attesta sui 107.590 euro, le finiture sono, come lecito attendersi, di altissimo livello, confermando la cura realizzativa tipica del costruttore tedesco.

Sonderwunsch: il ritorno alle origini con la 911 “Formosa”

Mentre la Taycan guarda al futuro, Porsche non dimentica le sue radici più esclusive. Il programma Sonderwunsch – letteralmente “richiesta speciale” – branca della Porsche Exclusive Manufaktur, ha svelato una creazione unica: la 911 Carrera T “Formosa”. Questo esemplare one-off rende omaggio alla bellezza dell’isola di Taiwan, riprendendo il nome datole dai marinai portoghesi nel XVI secolo, che significa appunto “isola meravigliosa”.

Il progetto va ben oltre le possibilità offerte dal noto programma “Paint to Sample”. L’auto è stata concepita per riflettere la diversità paesaggistica dell’isola, che unisce l’oasi urbana di Taipei a catene montuose, scogliere rocciose e coste mozzafiato. Esternamente, la vettura sfoggia una verniciatura in Ipanema Blue Metallic combinata con dettagli in Suzuka Grey Metallic, una scelta cromatica che evoca l’incontro tra l’oceano e le formazioni rocciose della costa taiwanese.

Un abitacolo ispirato alla natura

L’attenzione al dettaglio prosegue all’interno, dove i designer hanno cercato di replicare l’atmosfera delle lussureggianti montagne di Taiwan. I rivestimenti in pelle bicromatica, Marrone Tartufo e Nero, sono impreziositi da cuciture a contrasto in Night Green, richiamando la vegetazione dell’isola, mentre le finiture in legno Paldao aggiungono un tocco organico e raffinato.

Un elemento distintivo di questa personalizzazione è il nuovo motivo a scacchi “Formosa”, che intreccia i toni del Night Green, del Nero e del Bianco Crema, creando un dettaglio sartoriale di grande impatto. A completare l’opera troviamo scritte personalizzate nel vano bagagli e battitacco commemorativi, che certificano l’unicità del mezzo. La 911 “Formosa” non è solo un esercizio di stile, ma la dimostrazione tangibile di come il programma Sonderwunsch sia in grado di trasformare un’auto sportiva in un capolavoro su misura, degno delle collezioni automobilistiche più prestigiose al mondo.

Sinner Re di New York: tra dominio nel ranking e la rivoluzione tecnica del servizio

Dopo aver inaugurato la stagione con il trionfo agli Australian Open, Jannik Sinner ha chiuso il cerchio dei Major conquistando il suo secondo Slam stagionale a New York. La vittoria agli US Open non rappresenta solo il sedicesimo titolo in carriera per il campione altoatesino, ma suggella un 2024 da incorniciare, arricchito dai successi nei Masters 1000 di Miami e Cincinnati e negli ATP 500 di Rotterdam e Halle. Un percorso netto che ha consolidato, in maniera perentoria, la sua posizione di numero uno al mondo.

Un impero economico e un abisso in classifica

Il successo in finale contro Taylor Fritz ha portato nelle casse di Sinner un assegno “monstre” da circa 3,6 milioni di dollari (3,2 milioni di euro), in quello che è attualmente lo Slam con il montepremi più ricco in assoluto. I numeri finanziari dell’azzurro sono impressionanti: prima di sbarcare a Flushing Meadows, i suoi guadagni in carriera superavano i 24 milioni di dollari. Con questo ultimo successo, il portafoglio derivante dai soli premi tocca quota 27 milioni, di cui ben 10 accumulati solamente in questa stagione straordinaria.

Tuttavia, è guardando il ranking ATP che si comprende la reale dimensione del dominio di Sinner. L’azzurro vola a quota 11.180 punti, scavando un solco profondo tra sé e gli inseguitori. Alexander Zverev, secondo, è distanziato a 7075 punti, mentre Carlos Alcaraz insegue in terza posizione a quota 6690. Crolla invece Novak Djokovic, scivolato al quarto posto con 5560 punti dopo essere arrivato negli Stati Uniti da numero due.

La svolta tecnica: l’analisi di Becker

Dietro questi risultati non c’è solo talento, ma una precisa evoluzione tecnica notata anche dalle leggende del tennis. Boris Becker ha elogiato i miglioramenti al servizio di Sinner, definendo la sua battuta un vero e proprio “game-changer”. La trasformazione nasce da una delusione cocente: la sconfitta in quattro set contro Alcaraz agli scorsi US Open. In quell’occasione, Jannik e il suo team hanno affrontato la realtà con onestà brutale: serviva un cambiamento.

Insieme al coach Simone Vagnozzi, Sinner ha lavorato per settimane sulla tecnica, modificando il lancio di palla e rendendo la piattaforma di battuta più solida e affidabile. “Il servizio è l’unico colpo che l’avversario non può influenzare, è completamente nelle tue mani”, ha sottolineato Becker, lodando il lavoro svolto da Vagnozzi e Darren Cahill. Quello che un tempo era un colpo discreto è diventato un’arma letale che permette all’italiano di comandare lo scambio fin dal primo istante.

I numeri del dominio e gli obiettivi futuri

L’impatto di questa evoluzione è stato immediato. Sinner ha vinto quattro degli ultimi cinque tornei disputati, mostrando una superiorità imbarazzante specialmente sui campi indoor, dove la precisione è tutto. I dati delle ATP Finals di Torino sono emblematici: affrontando solo 15 palle break in tutto il torneo, Jannik ha perso il servizio una sola volta, proprio contro Alcaraz in finale. Si tratta della prestazione al servizio più dominante alle Finals da quando l’ATP ha iniziato a tracciare queste statistiche nel 1991.

Migliorare la battuta ha alzato l’asticella di tutto il suo gioco, regalandogli punti facili (“free points”) e togliendo pressione ai turni di risposta. Becker vede in questo aggiustamento tecnico lo spartiacque tra il Sinner estivo e la versione quasi imbattibile di fine stagione. Con un servizio finalmente all’altezza del suo esplosivo gioco da fondo campo, la scalata di Sinner appare oggi più sostenibile che mai. Il prossimo obiettivo è già nel mirino: la difesa del titolo a Melbourne il prossimo gennaio, primo passo per respingere l’assalto di Alcaraz al trono mondiale nelle stagioni a venire.

Rischio dazi USA sulla pasta: scaffali vuoti e prezzi raddoppiati per i marchi italiani?

La pasta italiana, un pilastro della cucina per molti americani, rischia di diventare un bene di lusso o, peggio, di scomparire da alcuni scaffali negli Stati Uniti. Tredici dei maggiori produttori di pasta italiani sono finiti nel mirino del Dipartimento del Commercio statunitense, che propone l’introduzione di dazi antidumping talmente severi da minacciare l’intero settore dell’export.

La somma delle tariffe proposte potrebbe raggiungere il 107%, un livello che sta spingendo diverse aziende italiane a valutare seriamente il ritiro dei propri prodotti dal mercato americano.

La proposta del Dipartimento del Commercio

Il nodo della questione è una proposta, pubblicata a settembre, che prevede l’applicazione di un dazio antidumping specifico del 91,74% su 13 marchi italiani. Questo si aggiungerebbe alla tariffa base già esistente del 15% su tutte le merci provenienti dall’Unione Europea.

Se la misura venisse confermata, con entrata in vigore prevista per gennaio 2026, il costo di importazione della pasta di questi marchi più che raddoppierebbe. Tra le aziende colpite figurano nomi di primo piano come La Molisana, Pastificio Lucio Garofalo, Rummo e Barilla.

L’accusa di “dumping”

L’indagine del Dipartimento del Commercio è partita nell’agosto del 2024, in seguito alla richiesta di due aziende americane che accusavano gli esportatori italiani di concorrenza sleale. In un rapporto preliminare, le autorità statunitensi hanno concluso che i due maggiori esportatori analizzati, La Molisana e Garofalo, vendevano la loro pasta negli Stati Uniti a prezzi in media inferiori del 91,74% rispetto a quelli praticati in Italia.

Sebbene gli Stati Uniti applichino misure antidumping su alcuni produttori di pasta italiani fin dal 1996, i livelli proposti ora non hanno precedenti e sono stati definiti sproporzionati da diverse delle aziende coinvolte.

La dura reazione italiana

I produttori italiani negano con forza le accuse, parlando di protezionismo. “È un mercato incredibilmente importante per noi”, ha dichiarato al Wall Street Journal Giuseppe Ferro, amministratore delegato de La Molisana. “Ma nessuno ha quel tipo di margini”.

Gli fa eco Cosimo Rummo, CEO dell’omonimo pastificio, che ha definito la mossa “una scusa per bloccare le importazioni”, non una reale questione di dumping. L’organizzazione agricola Coldiretti ha lanciato l’allarme: con quasi 800 milioni di dollari di valore, gli Stati Uniti sono uno dei primi tre mercati di sbocco per la pasta italiana e queste tariffe potrebbero “virtualmente azzerare” le esportazioni.

La questione è diventata anche politica. Sia il governo italiano che l’Unione Europea si sono attivati e, secondo quanto riportato da Reuters, un alto funzionario commerciale dell’UE ha già sollevato formalmente la questione con il Segretario al Commercio statunitense.

La posizione degli Stati Uniti e la questione dei dati

Un portavoce della Casa Bianca, Kush Desai, ha cercato di smorzare i toni, assicurando che “la pasta italiana non sta scomparendo” e sottolineando che la decisione è ancora preliminare.

Tuttavia, Desai ha aggiunto un dettaglio cruciale: secondo il Dipartimento del Commercio, le due aziende scelte per l’indagine individuale (La Molisana e Garofalo) non avrebbero fornito tutte le informazioni richieste in modo tempestivo. Di conseguenza, l’agenzia ha applicato la pesante aliquota del 92% basandosi sui “fatti disponibili”, estendendola poi per associazione a tutte le 13 aziende del gruppo.

Questa metodologia “a cascata” ha suscitato la rabbia degli altri produttori. “Siamo penalizzati a causa dell’incapacità di altre due aziende di fornire informazioni tempestive e accurate”, ha dichiarato Jim Donnelly, Chief Commercial Officer di Rummo USA, ribadendo che la sua azienda nega qualsiasi pratica di sottocosto.

L’impatto su ristoranti e consumatori

Se i dazi dovessero passare, l’impatto sui consumatori americani sarebbe immediato. Phil Lempert, analista del settore alimentare, ha previsto che gli scaffali della pasta potrebbero rimanere mezzi vuoti, poiché la produzione nazionale non sarebbe in grado di colmare il vuoto lasciato dalle importazioni italiane.

Alcuni ristoratori si stanno già muovendo. A New York, lo chef Salvo Lo Castro, proprietario di Casasalvo, ha smesso di acquistare pasta dall’Italia e ha iniziato a produrla internamente. “Vendo circa 200 libbre di pasta a settimana”, ha detto. “Non voglio cambiare il prezzo per i miei ospiti, è molto importante”.

La preoccupazione è palpabile anche tra i rivenditori. Speith, la cui famiglia gestisce la gastronomia Roma Imports da 25 anni, si trova già a fronteggiare l’aumento dei prezzi della carne bovina. “Siamo nervosi,” ha ammesso. “O comprometti la qualità o aumenti il prezzo. E qui da Roma, non vogliamo compromettere la qualità, quindi i nostri clienti stanno vedendo alcuni prezzi salire”. La preoccupazione è accentuata dall’avvicinarsi della stagione natalizia e dalla consapevolezza che molti clienti hanno un reddito fisso e poca flessibilità di spesa.

Cosa succede ora

La decisione non è ancora definitiva; il rapporto finale del Dipartimento del Commercio è atteso entro il 4 dicembre.

Alcune aziende, come Rummo, hanno promesso battaglia. Donnelly ha assicurato che l’azienda non ritirerà i suoi prodotti, assorbendo i costi nel breve termine nella speranza che quello che definisce un “grosso errore” venga corretto. Sotto i dazi, un pacco di pasta Rummo passerebbe dagli attuali 3,99 dollari a una cifra tra 6,49 e 7,99 dollari.

Altre aziende, tuttavia, potrebbero decidere di abbandonare il mercato statunitense già da gennaio. C’è un’eccezione: Barilla, pur essendo nella lista delle 13, vende negli Stati Uniti anche pasta prodotta localmente nel suo stabilimento di Avon, New York, che ovviamente non sarebbe soggetta ai dazi sull’importazione.

La doppia strategia di Stellantis: nuova Compass in Italia e accordo con Uber e Nvidia per i robotaxi

Stellantis (STLAM.MI) sta attuando una strategia su due fronti per rafforzare la sua posizione sul mercato e delineare il futuro della mobilità. Il gruppo ha avviato la produzione della nuova generazione del SUV Jeep Compass nel suo stabilimento di Melfi, nel sud Italia, annunciando contemporaneamente una partnership strategica con Nvidia e Uber per lo sviluppo di robotaxi a guida autonoma.

Avvio della produzione della nuova Jeep Compass a Melfi

La produzione del nuovo Compass è iniziata mercoledì nello stabilimento lucano. Basato sulla moderna piattaforma STLA Medium, il SUV è inizialmente offerto in versione ibrida e completamente elettrica, quest’ultima con un’autonomia dichiarata di 650 chilometri. Una variante ibrida plug-in (PHEV) seguirà all’inizio del 2026. Il Compass, un bestseller per il marchio Jeep e per l’intero gruppo Stellantis con 2,5 milioni di unità vendute fino ad oggi, sarà distribuito in 60 paesi tra Europa, Medio Oriente, Africa, Asia, Australia e Nuova Zelanda. Per il mercato americano, Jeep produrrà il Compass localmente negli Stati Uniti, al fine di evitare i dazi sulle importazioni.

L’obiettivo di rilanciare la produzione italiana

Questo lancio è un tassello fondamentale nel piano di Stellantis per rilanciare le vendite e invertire il calo della produzione nel paese. Secondo le previsioni del sindacato FIM Cisl, la produzione complessiva di Stellantis in Italia è destinata a scendere a poco più di 310.000 veicoli nel 2025, con una quota di autovetture inferiore alle 200.000 unità. Questo dato si confronta con le 283.000 auto prodotte l’anno scorso, che ha rappresentato il livello più basso degli ultimi quasi 70 anni.

Il piano di Stellantis per l’Italia

Il piano presentato da Stellantis alla fine del 2024 mira a invertire questa tendenza. Oltre al Compass, include altri nuovi modelli, come la versione ibrida della Fiat 500, la cui produzione inizierà il mese prossimo presso il complesso di Mirafiori a Torino. “Questo conferma che questo paese è strategico nelle attività globali del gruppo”, ha dichiarato Antonella Bruno, managing director di Stellantis per l’Italia. Tuttavia, non ci si aspetta benefici materiali immediati: i primi nuovi modelli annunciati raggiungeranno la piena capacità produttiva solo tra il 2026 e il 2027. Lo stabilimento di Melfi è stato il primo sito produttivo per modelli Jeep al di fuori del Nord America, avendo iniziato la produzione di veicoli del marchio nel 2014.

Partnership strategica per i robotaxi a guida autonoma

Parallelamente al consolidamento produttivo, Stellantis guarda al futuro della mobilità urbana stringendo un’alleanza con Nvidia e Uber. La partnership è strutturata in diverse fasi: Uber prevede di iniziare l’espansione della sua flotta autonoma globale nel 2027, con l’obiettivo di raggiungere 100.000 veicoli di diversi produttori. La flotta sarà supportata da un’infrastruttura di intelligenza artificiale condivisa basata sulla piattaforma Cosmos di Nvidia. Insieme, Uber, Nvidia, Stellantis e il produttore a contratto Foxconn svilupperanno e produrranno veicoli autonomi di Livello 4 (guida completamente automatizzata, senza conducente, ma limitata a specifiche aree operative) destinati ai servizi di robotaxi.

Il ruolo di Stellantis e le piattaforme dedicate

L’accordo mira a combinare le rispettive competenze: l’esperienza di Stellantis nello sviluppo e nella produzione di veicoli, il software di Nvidia per la guida autonoma e l’IA, le capacità di Foxconn nell’elettronica e nell’integrazione dei sistemi, e la leadership di Uber nel settore del ride-hailing. Stellantis sarà uno dei primi costruttori (OEM) a fornire ad Uber almeno 5.000 veicoli di Livello 4 a partire dal 2028, destinati alle operazioni di robotaxi negli Stati Uniti e in altri mercati internazionali. Questi veicoli utilizzeranno la soluzione Nvidia Drive e saranno costruiti sulle nuove piattaforme di Stellantis: la STLA Small per auto compatte e la K0 per furgoni di medie dimensioni.

Una nuova visione per la mobilità urbana

Le prime immagini concettuali suggeriscono che per le corse con pochi passeggeri potrebbero essere utilizzati SUV compatti, come la Jeep Avenger o la Peugeot e-2008, mentre per le operazioni di “ride-pooling” (corse condivise) potrebbero essere impiegati furgoni come il Peugeot e-Traveller. “La mobilità autonoma apre la porta a nuove scelte di trasporto più convenienti per i clienti”, ha affermato Antonio Filosa, CEO di Stellantis. “Collaborando con leader nell’IA e nei servizi di mobilità, puntiamo a creare una soluzione scalabile”. Nell’ambito dell’accordo, Uber gestirà l’intera operatività della flotta, inclusa la manutenzione remota, la ricarica, la pulizia e il supporto clienti. “I robotaxi segnano l’inizio di una trasformazione globale della mobilità”, ha aggiunto Jensen Huang, fondatore e CEO di NVIDIA. “Quella che una volta era fantascienza sta rapidamente diventando una realtà quotidiana”.

Milano-Cortina 2026: a 100 giorni dall’evento, tra cerimonie innovative e sfide logistiche

A partire da mercoledì, mancano ufficialmente 100 giorni ai Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. L’evento, che si terrà dal 6 al 22 febbraio, promette di combinare il fascino culturale italiano con scenari spettacolari, sulla scia di quanto visto a Torino 2006. Tuttavia, mentre cresce l’attesa, resta ancora molto lavoro da fare e diverse incognite pesano sull’organizzazione.

Una cerimonia di apertura diffusa e innovativa

Per la prima volta nella storia olimpica, la cerimonia di apertura del 2026 sarà un evento multicentrico. Oltre ai 60.000 spettatori attesi allo stadio San Siro di Milano, la Sfilata delle Nazioni si terrà contemporaneamente in altre tre località: Cortina, Predazzo e Livigno. Questa decisione mira a permettere la partecipazione di tutti gli atleti, data l’ampia dispersione geografica delle sedi di gara tra Lombardia, Veneto e le province autonome di Trento e Alto Adige.

Andrea Varnier, CEO del comitato organizzatore, ha sottolineato che la cerimonia è “il momento che definisce lo spirito dei Giochi”. Ad esempio, gli atleti di biathlon in gara ad Anterselva potranno sfilare nella vicina Cortina, mentre gli sciatori alpini di Bormio si uniranno alla parata di Livigno. Ogni nazione avrà due portabandiera, che potranno apparire in due sedi diverse, mentre l’Italia, come paese ospitante, ne avrà quattro.

Il tema dell’Armonia e l’omaggio ad Armani

Il concetto scelto per la cerimonia di apertura è “Armonia”, pensato per rappresentare la dualità tra le sedi urbane (Milano) e montane (Cortina), ma anche come appello alla pace nelle attuali tensioni globali. Marco Balich, produttore della cerimonia, ha espresso la speranza di “inviare un forte messaggio di pace”.

Durante l’evento, prodotto da Balich (alla sua sedicesima esperienza olimpica), è previsto un tributo speciale al defunto stilista Giorgio Armani, scomparso il 4 settembre all’età di 91 anni. Armani ha vestito per decenni la squadra nazionale italiana e Giovanni Malagò, presidente del comitato organizzatore, ha promesso “un momento di emozione e una standing ovation” per celebrare lo stile italiano che Armani rappresentava.

Anche la fiamma olimpica arderà in due luoghi: l’Arco della Pace a Milano e Piazza Dibona a Cortina. La cerimonia sarà inoltre un palcoscenico importante per lo stadio di San Siro, icona di Milano destinata alla demolizione, che chiuderà così la sua storia ospitando un evento olimpico.

Costi e ritardi: la corsa contro il tempo

Nonostante l’entusiasmo, le preoccupazioni sui tempi di consegna delle infrastrutture rimangono elevate. L’investimento totale per i Giochi ammonta a circa 3,5 miliardi di euro per 98 progetti. Tuttavia, secondo i dati della società infrastrutturale Simico, un progetto su quattro non sarà completato in tempo per l’apertura.

Esempi critici includono la nuova arena per l’hockey su ghiaccio, che dovrebbe essere completata solo a ridosso della cerimonia, costringendo a posticipare l’evento di prova. Anche il trampolino per il salto con gli sci di Cortina, risalente ai Giochi del 1956, sarà pronto per le gare, ma la sua ristrutturazione completa terminerà solo l’estate successiva. Varnier ha ammesso che “il programma è molto serrato”.

La sfida logistica e il piano di sicurezza

L’aspetto più complesso di questi Giochi è la logistica. Le sedi sono distribuite su un’area di oltre 10.000 miglia quadrate (circa 25.900 kmq), richiedendo ore di viaggio tra le diverse località. Sarah Hirshland, CEO del Comitato Olimpico e Paralimpico statunitense, ha avvertito i tifosi di essere “realistici e pazienti”, definendo l’impronta geografica “frammentata”, ma vedendola come un potenziale vantaggio per le squadre meglio preparate.

La sicurezza è stata definita una priorità assoluta dal governo italiano. Sebbene il budget operativo complessivo sia salito a 1,7 miliardi di euro, già nel 2019 erano stati stanziati 415 milioni di euro specifici per la sicurezza. Si prevede la mobilitazione di quasi 11.000 unità tra forze dell’ordine e militari, mentre il Ministero della Difesa garantirà la sicurezza aerea 24 ore su 24.

Qualificazioni e preoccupazioni per la sostenibilità

Mentre la fiaccola olimpica si prepara a partire da Roma a dicembre, molti atleti devono ancora guadagnarsi un posto. Della delegazione statunitense, ad esempio, solo una manciata di atleti si è già qualificata; i giocatori di curling e i pattinatori di velocità affronteranno le prove di qualificazione nei prossimi mesi.

Infine, restano forti dubbi sulla sostenibilità ambientale, nonostante le promesse iniziali. L’ecosistema alpino è sotto pressione a causa di nuovi impianti di risalita, bacini per l’innevamento artificiale e l’aumento del traffico. La critica principale riguarda la costruzione della nuova pista da bob, slittino e skeleton a Cortina. Per farle spazio è stato necessario abbattere alberi vecchi di 500-600 anni, e i futuri costi di gestione e manutenzione graveranno pesantemente sulle casse pubbliche.

Una Nuova Supercar per l’Arma

La flotta dell’Arma dei Carabinieri si arricchisce di un esemplare unico: la Maserati MCPura. La supercar, che sfoggia una livrea nero-rossa attraversata da luci blu, è stata ufficialmente consegnata presso il Comando Generale di Roma. In una cerimonia formale, l’Amministratore Delegato di Stellantis, Antonio Filosa, ha consegnato le chiavi al Comandante Generale Salvatore Luongo. Questa coupé speciale, tuttavia, non è destinata agli inseguimenti o ai pattugliamenti tradizionali, ma a una missione di vitale importanza.

La Missione: Correre per Salvare Vite

Il compito primario della MCPura sarà il trasporto sanitario d’urgenza. L’Italia è già nota per l’impiego di supercar per questi scopi, come le celebri Lamborghini (Gallardo, Huracan e Urus) in dotazione alla Polizia di Stato, utilizzate per il pattugliamento autostradale e il trasporto medico. Questa Maserati, però, entra nei ranghi dei Carabinieri, un corpo gestito dalle forze armate, e indossa la loro distintiva livrea blu navy scuro con saette rosse e accenti bianchi. Come le “cugine” della Polizia, la sua missione principale sarà il trasporto ad alta velocità di organi e sangue per pazienti in attesa di trapianto, un compito che in passato, sorprendentemente, i Carabinieri avevano affidato anche a una Lotus Evora.

Il Cuore “Nettuno” da 621 CV

Per garantire la massima rapidità in queste missioni critiche, la MCPura è spinta dal potente motore V6 “Nettuno” da 3.0 litri biturbo. Questo propulsore, derivato dalle tecnologie della Formula 1, utilizza un sistema di accensione a precamera per una precisione assoluta. Il risultato è una potenza di 621 CV e una coppia di $730 \text{ Nm}$ (538 lb-ft), erogati senza alcun ritardo del turbo. La potenza viene trasmessa esclusivamente alle ruote posteriori tramite un cambio a doppia frizione a 8 rapporti. Le prestazioni sono eccezionali: l’auto scatta da 0 a 100 km/h (0-62 mph) in 2,9 secondi, raggiungendo una velocità massima superiore ai $320 \text{ km/h}$ (199 mph).

Allestimento Speciale e Dotazioni Mediche

L’allestimento della vettura è stato curato dal Centro Stile Maserati. Oltre alla livrea istituzionale, la MCPura è dotata di una barra luminosa sul tetto e di sirene nascoste dietro la griglia. Ulteriori lampeggianti sono stati integrati nel paraurti anteriore, posizionati in basso per non compromettere l’aerodinamica alle altissime velocità. All’interno dell’abitacolo, che non ha sedili posteriori, sono installati sedili da corsa Sabelt per contenere gli operatori nelle curve veloci, rivestiti in microfibra resistente. Le modifiche più importanti si trovano nel vano piedi del passeggero e nel bagagliaio: speciali scomparti refrigerati mantengono le sacche di sangue alla temperatura corretta, mentre contenitori isotermici per organi sono agganciati a staffe in fibra di carbonio, progettate per resistere a forti sollecitazioni. Un’alimentazione dedicata garantisce il funzionamento delle apparecchiature per ore, anche a motore spento.

Una Tradizione di Eccellenza Italiana

L’introduzione della MCPura (la versione aggiornata della MC20) rafforza una tradizione italiana che vede le forze dell’ordine utilizzare veicoli ad alte prestazioni di produzione nazionale. I piloti dei Carabinieri vengono addestrati sullo stesso circuito di prova di Modena utilizzato da Maserati. Questa nuova supercar non sarà sola: è stata presentata insieme a un’Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio, che svolgerà anch’essa compiti di trasporto medico rapido. Queste vetture rappresentano l’orgoglio dell’industria automobilistica italiana, messe al servizio della comunità per la missione più critica: consegnare una seconda possibilità di vita.

Italia Inaspettata: Tra la Magia di Cagliari e la Delusione di Torino

Viaggiare attraverso le venti regioni d’Italia offre un mosaico di esperienze uniche, spesso molto diverse dalle aspettative. Le città più celebri come Roma e Milano attirano milioni di visitatori, ma a volte sono le destinazioni meno conosciute a lasciare un segno indelebile. Questo è il racconto di due viaggi contrastanti: uno che ha portato alla scoperta di un tesoro nascosto e l’altro che ha lasciato un velo di delusione, nonostante la fama del luogo.

Una Fuga Spontanea in Sardegna

Sentivo visceralmente di non essere ancora pronta a lasciare l’Italia. Mentre mia madre mi inviava foto della neve caduta a casa, a New York, il solo pensiero del freddo pungente mi faceva rabbrividire, soprattutto dopo il clima già fresco di Firenze. Così, feci una cosa impensabile: cancellai il mio volo di ritorno senza un piano preciso. Spinta dal bisogno di sole tanto quanto dalla necessità di un posto dove dormire, prenotai impulsivamente un volo per la Sardegna, una regione che non avevo mai visitato, sperando in un clima leggermente più mite. Quella decisione si rivelò una delle migliori della mia vita, perché mi portò a scoprire una delle mie città preferite al mondo: Cagliari.

Un Amore a Prima Vista: la Vita Notturna e i Sapori Cagliaritani

Arrivai a Cagliari quasi a mezzanotte, ma la curiosità ebbe la meglio sulla stanchezza. Anche se di solito evito di passeggiare da sola a tarda notte, la città mi spinse a fare un’eccezione. E non me ne pentii. Cagliari era vibrante, piena di vita. Folle di persone ballavano, bevevano e mangiavano all’aperto, tanto che faticai a trovare un tavolo libero in Piazza Yenne, uno dei centri nevralgici della città. La mattina seguente, iniziai a scoprire la magia della cucina sarda. Presso la gelateria “I Fenu”, nota per i suoi gusti locali e unici, provai il gelato al sapore di pardula, un dolce tipico sardo. Più tardi, assaggiai la pardula vera e propria: una piccola torta a forma di stella ripiena di ricotta, scorza d’arancia e zafferano. Durante la settimana, il mio viaggio culinario continuò con i malloreddus, i culurgiones ripieni di patate e menta, la fregola simile al couscous e, naturalmente, abbondante pecorino, un formaggio di latte di pecora onnipresente sull’isola.

Tesori Antichi e Lezioni di Vita

Cagliari non è solo cibo. Gli appassionati di archeologia troveranno pane per i loro denti: la città è ricca di rovine romane, tra cui un anfiteatro ben conservato e una rete di grotte sotterranee esplorabili con tour guidati. Naturalmente, una visita in Sardegna non sarebbe completa senza vedere il mare. Con una gita di un giorno a Villasimius, a circa un’ora dalla città, potei godermi la Spiaggia di Porto Giunco, una delle più famose dell’isola, in totale solitudine, dato il periodo di bassa stagione. La Sardegna è una delle cinque “Zone Blu” del mondo, aree con un’alta concentrazione di persone longeve, e ho subito capito il perché. Nonostante Cagliari sia un’area metropolitana, le persone intorno a me sembravano calme e rilassate, un contrasto netto con il ritmo frenetico di altre grandi città. Ogni volta che dicevo ai residenti che era la mia prima visita, erano pronti a interrompere ciò che stavano facendo per offrire consigli e raccontare con orgoglio la bellezza della loro isola. Dalle sue antiche rovine al mare salato, Cagliari mi ha letteralmente rubato il cuore.

Torino: Quando le Aspettative Vengono Deluse

Tuttavia, non ogni città italiana lascia un’impressione così profonda. Un altro viaggio, questa volta nel nord-ovest del Paese, racconta una storia diversa. Torino è conosciuta come una delle città più chic d’Italia. Persino Vogue l’ha nominata “la città più elegante del Paese”, superando Milano. Incoraggiati da questa fama e situata non lontano dalla nostra casa nel sud della Francia, io e mio marito abbiamo deciso di visitarla. È rinomata per la sua grandiosa architettura barocca, la sua storia reale e per ospitare la Sacra Sindone. Eppure, nonostante alcuni aspetti positivi, non ci siamo innamorati della città e non sentiamo il bisogno di tornarci.

Un’Impressione a Due Facce

Da lontano, il centro di Torino appariva magnifico. L’architettura barocca e gli ampi portici ricordavano più Parigi o Vienna che un’altra città italiana. Era innegabilmente imponente. Da vicino, tuttavia, ho notato che molti edifici e strade sembravano un po’ trascurati e usurati, con graffiti e adesivi che coprivano alcune facciate. Questo ha conferito a parti della città un’aria un po’ grezza, che non mi aspettavo. Anche la scena dello shopping mi ha deluso. Data la sua reputazione di città ricca e raffinata, mi aspettavo file di boutique di lusso. Sebbene ci fossero alcuni negozi di grandi firme, sembravano prevalere negozi di sigarette elettroniche e souvenir turistici, dando alla città un’atmosfera più commerciale e meno elegante.

Gli Aspetti Positivi e le Riflessioni Finali

Nonostante ciò, Torino ha i suoi punti di forza. Il centro è molto percorribile a piedi, un aspetto che ho apprezzato molto. Quando eravamo stanchi di camminare, potevamo noleggiare le numerose e-bike e i monopattini elettrici. La città eccelle anche nell’arte dell’aperitivo. Gli Spritz avevano un prezzo molto più basso rispetto al Regno Unito o alla Francia, spesso accompagnati da stuzzichini come popcorn, olive o patatine. Abbiamo anche gustato dell’ottimo cibo, tra cui una pizza eccezionale da Sorbillo e un gelato al gianduia, la deliziosa pasta di cioccolato e nocciole tipica della regione. Forse, vivendo in Provenza, le nostre aspettative per il fascino europeo sono particolarmente alte. Sono comunque felice di aver visitato Torino; viaggiare è sempre un privilegio. Semplicemente, non rientra tra i luoghi che mi hanno colpito di più. L’esperienza dimostra che, a volte, le destinazioni più gratificanti sono quelle meno attese, proprio come la magica Cagliari.

F1 a Monza: Guida al Gran Premio d’Italia e i segreti della comunicazione in pista

La Formula 1 torna in Italia per il suo sedicesimo appuntamento stagionale, sul leggendario circuito di Monza. La lotta per il titolo mondiale entra in una fase cruciale, con il leader della classifica Max Verstappen che vede ridursi a 70 punti il suo vantaggio su Lando Norris, attualmente in pole position. Alle loro spalle, Charles Leclerc si trova a 33 punti dal pilota britannico e cerca di inserirsi nella contesa.

Le speranze della Ferrari nella gara di casa

Dopo un dominio incontrastato nella prima parte della stagione, la Red Bull sembra aver perso parte del suo slancio, con Max Verstappen a secco di vittorie da ben cinque gare. Nel frattempo, McLaren e Mercedes (che ha recentemente ufficializzato l’ingaggio di Kimi Antonelli per il 2025) si sono spartite i successi negli ultimi Gran Premi. La Ferrari si presenta a Monza con rinnovate speranze, forte del doppio podio conquistato da Leclerc tra Belgio e Olanda. La scuderia ha introdotto importanti novità sulla SF24, in particolare al fondo della vettura, che sembrano aver risolto i problemi di vibrazione lamentati nei circuiti precedenti. La marea rossa di tifosi sugli spalti confida che queste modifiche possano permettere alla Ferrari di lottare ad armi pari con le rivali per la vittoria nel Gran Premio di casa.

Come e dove seguire il Gran Premio d’Italia

Per non perdere neanche un istante della gara, ecco tutte le informazioni utili per la diretta televisiva e lo streaming.

  • Evento: Gran Premio d’Italia

  • Luogo: Autodromo Nazionale di Monza

  • Orario di partenza: 15:00

  • Canali TV: La gara sarà trasmessa in diretta sia su Sky Sport F1 (canale 207), Sky Sport Uno (201) e Sky Sport 4K (213), sia in chiaro su Tv8.

  • Streaming: Gli abbonati Sky potranno seguire l’evento tramite le piattaforme SkyGo e Now. La diretta sarà disponibile gratuitamente anche sul sito ufficiale Tv8.it.

  • Telecronisti: La cronaca su Sky sarà affidata alla coppia formata da Carlo Vanzini e Marc Gené, con Roberto Chinchero come inviato ai box. Le analisi tecniche saranno curate da Matteo Bobbi e dalla Sky Sport Tech Room, mentre Davide Camicioli e Vicky Piria condurranno gli approfondimenti pre e post gara.

Tecnologia e tradizione: perché in F1 si usano ancora i tabelloni?

La Formula 1 è considerata l’apice del motorsport, dove gallerie del vento, fluidodinamica computazionale (CFD) e terabyte di dati raccolti dai sensori sono la norma. Eppure, osservando la pitlane, si nota ancora oggi l’uso di un metodo di comunicazione apparentemente obsoleto: il tabellone dei box. Ma perché i team continuano a fare affidamento su questo strumento rudimentale quando dispongono di radio integrate nei caschi dei piloti fin dagli anni ’80?

Il muretto dei box è il centro nevralgico durante un weekend di gara. Ingegneri, strateghi e dirigenti prendono decisioni cruciali e comunicano direttamente con i piloti. Tuttavia, mentre i piloti sfrecciano sul rettilineo a oltre 300 km/h, i meccanici espongono attraverso le fessure della recinzione un tabellone con lettere e numeri per condividere informazioni essenziali: la posizione in gara, il distacco dal pilota che segue o, ancora più importante, il gap da recuperare su chi precede.

Un backup indispensabile quando la radio va in tilt

Sebbene le radio moderne siano molto affidabili, i guasti possono ancora verificarsi. La storia della F1 è ricca di episodi in cui la comunicazione radio è venuta a mancare in momenti critici. Nei primi anni ’80, la radio di Ayrton Senna fu interrotta dalle comunicazioni di una squadra di catering. Nel Gran Premio d’Australia del 1998, un presunto hackeraggio della radio della McLaren portò Mika Hakkinen a rientrare ai box per errore, facendogli perdere la testa della corsa.

Anche in tempi più recenti non sono mancati i problemi: nel 2021, Kimi Raikkonen ebbe un acceso scambio con il suo ingegnere a causa di un malfunzionamento, mentre nel Gran Premio del Canada del 2022 Max Verstappen perse il contatto radio e non poté rispondere alle chiamate del suo team. È proprio per queste eventualità che il tabellone resta uno strumento fondamentale. Sebbene non possa trasmettere le complesse istruzioni fornite via radio, garantisce che il pilota riceva le informazioni vitali: quando rientrare ai box per un cambio gomme, se deve scontare una penalità o semplicemente quanti giri mancano alla fine della gara. È la perfetta sintesi di come, anche nello sport più tecnologico al mondo, la tradizione possa ancora giocare un ruolo decisivo.