Ancor prima del boom dell’intelligenza artificiale, i data center consumavano già quantità impressionanti di energia e risorse naturali. Ora l’intelligenza artificiale generativa ha intensificato questa tensione rivelando quanto sia veramente insostenibile la nostra attuale infrastruttura di storage. Ci costringe a ripensare al modo in cui archiviamo i dati e ci spinge verso soluzioni di archiviazione alternative.
Un’area che ha ricevuto molta attenzione è l’archiviazione dei dati basata sul DNA, che codifica le informazioni digitali in filamenti di DNA sintetico. Un supporto di memorizzazione così compatto e durevole che potrebbe ridurre significativamente la necessità di data center tentacolari e assetati di energia.
Trasformare la biologia in data center
Potresti pensare che sembri fantascienza. Ma il concetto è sorprendentemente semplice e i ricercatori ci lavorano da decenni.
Il DNA è il sistema di memorizzazione delle informazioni della natura. Memorizza tutti i dati biologici utilizzando quattro componenti di base: A, C, G e T. Gli scienziati hanno scoperto come tradurre i dati digitali che compongono foto, video e documenti nelle stesse quattro lettere: zero e uno.
I benefici sono sorprendenti. Il DNA può contenere un’enorme quantità di informazioni in uno spazio incredibilmente piccolo. In teoria, tutti i dati del mondo potrebbero stare in una scatola da scarpe. È anche estremamente durevole. Il DNA mantenuto asciutto e fresco può rimanere stabile per migliaia di anni, senza richiedere energia per mantenerlo.
riscrivere il blocco
Nonostante la promessa, la conservazione del DNA presentava un difetto critico: era persistente. Ciò significava che una volta archiviati i dati nel DNA, non c’era modo di sovrascriverli e aggiornarli. Questa limitazione ha limitato la ricerca sulla conservazione del DNA all’archiviazione a lungo termine piuttosto che alla conservazione quotidiana. Ma i ricercatori dell’Università del Missouri stanno cambiando la situazione.
Leggere e scrivere la memoria nel DNA come un file digitale
Li-Qun “Andrew” Guprofessore di ingegneria chimica e biomedica presso la Mizzou Engineering, ha affermato di aver sviluppato un metodo che consente loro di riscrivere e aggiornare i dati scritti sul DNA.
Il team utilizza un sensore a nanopori, un rilevatore su scala molecolare che legge il DNA misurando lievi cambiamenti elettrici mentre passa attraverso i filamenti. Il sistema è più compatto, più veloce ed ecologico rispetto ai sistemi attualmente esistenti. I ricercatori sperano di poter ridurre il dispositivo alle dimensioni di una chiavetta USB.
Questo cambia tutto. Per la prima volta, l’archiviazione DNA può comportarsi come i moderni dischi rigidi, dove gli utenti possono scrivere, aggiornare e sovrascrivere i dati su richiesta.
Cosa significa per noi?
Sebbene l’archiviazione del DNA sia lontana anni, forse anche un decennio, dall’adozione mainstream, i progressi sono difficili da ignorare. La tecnologia offre una soluzione interessante alla crescente pressione sulla nostra infrastruttura dati e sul consumo di risorse.
Se l’archiviazione basata sul DNA venisse sviluppata con successo per l’uso nel mondo reale, potrebbe rappresentare la svolta più significativa nell’archiviazione dei dati dall’invenzione del disco rigido.
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