La cultura del vino in Italia sta affrontando una sfida senza precedenti. Il pericolo non riguarda le etichette di lusso, la produzione o le esportazioni – che secondo l’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) rimangono robuste – ma un cambiamento più silenzioso e profondo: il consumo quotidiano.
Quello che un tempo era un rito consolidato sulla tavola di famiglia si sta erodendo. Le nuove generazioni mostrano un interesse minore, il consumo globale è in calo e le politiche dell’Unione Europea tendono a equiparare il vino ai superalcolici e alla birra, prospettando avvertenze sanitarie e restrizioni pubblicitarie.
Tuttavia, l’Italia non resta a guardare. Forte di una cultura enologica radicata, il Paese sta organizzando una resistenza che non si limita alla retorica, ma si traduce in politiche mirate, iniziative per coinvolgere i giovani, innovazione in vigna e promozione culturale.
La risposta: l’innovazione e il fenomeno dei vini rosati
Un esempio lampante di questa vitalità è la crescente affermazione dei vini rosati, o “rosato” all’italiana. Un tempo considerati una categoria minore, oggi i rosati italiani stanno conquistando la scena internazionale, dimostrando una straordinaria versatilità e un forte legame con il territorio.
Dalle assolate colline della Puglia ai pendii alpini dell’Alto Adige, i vini rosati italiani stanno ridefinendo gli standard. Non più relegati al ruolo di comprimari, esplodono di carattere regionale, spaziando da stili freschi e agrumati a versioni più profonde, sapide e strutturate. Grazie a vitigni autoctoni, tradizioni secolari e un approccio innovativo, questi vini stanno ottenendo un meritato riconoscimento globale.
Un viaggio tra i rosati d’Italia: le regioni chiave
Puglia I rosati pugliesi si presentano con un colore rosa brillante e un corpo medio. Al palato emergono sapori di frutti di bosco, erbe aromatiche e una caratteristica nota salina. Gli stili principali sono il Salento Rosato e i vini ottenuti da uve Negroamaro e Bombino Nero. I suoli della regione sono composti da calcare, argilla e terre rosse ricche di ferro. Le denominazioni di spicco sono la Salice Salentino Rosato DOC e la Castel del Monte Bombino Nero DOCG.
Abruzzo L’Abruzzo produce alcuni dei vini rosati dal colore più intenso al mondo. Il Cerasuolo d’Abruzzo, ottenuto da uve Montepulciano, è un vino quasi rosso ciliegia (“cerasuolo”, appunto) con note di ciliegia, petali di rosa e spezie, sostenuto da una distintiva spina tannica. I suoli sono ricchi di carbonati, principalmente argille calcaree e marne. La denominazione di riferimento è la Cerasuolo d’Abruzzo DOC.
Toscana I rosati toscani sono tipicamente secchi e freschi, con aromi di fragola, scorza d’agrumi ed erbe aromatiche. Lo stile predominante è quello basato sul vitigno Sangiovese. I terreni sono caratterizzati dal Galestro, un tipo di scisto argilloso molto friabile. Le denominazioni più note sono la Bolgheri Rosato DOC e la Toscana IGT.
Veneto I vini rosati veneti sono eleganti, dal colore rosa pallido, con sentori di melograno, ribes rosso e note floreali. Lo stile più rappresentativo è il Bardolino Chiaretto. I suoli sono di origine glaciale, composti da depositi morenici di calcare, sabbia e ghiaia. La denominazione di riferimento è la Bardolino Chiaretto DOC.
Sicilia Sebbene storicamente la Sicilia non fosse una grande produttrice di rosati, la tendenza è cambiata negli ultimi anni con l’aumento della domanda. I suoi vini sono erbacei e fruttati, con note di erbe mediterranee e agrumi, in particolare arancia sanguinella, e una vibrante acidità. Le espressioni principali derivano da uve Nero d’Avola e Nerello Mascalese. I suoli variano da materiali vulcanici decomposti, soprattutto sulle pendici dell’Etna, a terreni sabbiosi e argillosi. Le denominazioni di riferimento sono l’Etna Rosato DOC e la Sicilia DOC.
Le denominazioni del rosato
Nel 2024, l’Italia conta 528 denominazioni riconosciute, ma solo una frazione di queste è specificamente dedicata ai vini rosati. L’unica DOCG (la più alta designazione di qualità in Italia) specifica per il rosato è la Castel del Monte Bombino Nero in Puglia. Le tre DOC principali orientate al rosato sono Bardolino Chiaretto (Veneto), Cerasuolo d’Abruzzo (Abruzzo) ed Etna Rosato (Sicilia). Questa diversità non è solo un successo commerciale, ma la testimonianza della vitalità di una cultura enologica capace di rinnovarsi e di trovare nuove e sorprendenti forme di espressione.