RSD, centinaia di contagi covid: già 22 decessi a Brescia


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Anche in quella considerata un'eccellenza come Residenza Sanitaria per Disabili della Lombardia, pare non si tratti di casi isolati covid-19 all'Istituto Cremonesini per disabili psichiche di Pontevico, in provincia di Brescia: secondo Business Insider, su 320 ospiti sarebbero già 22 le persone con disabilità psichiche decedute a causa del coronavirus, tra giovani e anziani. E tra il personale sanitario sarebbero ben 70 i contagiati.

In Italia sono presenti oltre 13.000 strutture che a vario titolo si occupano di circa 300 mila malati, di cui il 70% sono persone con disabilità psichiche e/o mentali, la cui situazione è aggravata dall'isolamento e da una non adeguata protezione. Insomma, cosa vogliamo fare?

Queste le parole di Davide Soldani, coordinatore del Movimento dei Genitori di Milano che lancia nuovamente l'allarme a Regione Lombardia riguardo quella che probabilmente potrebbe trattarsi di un'altra "bomba ad orologeria" e che potrebbe scoppiare proprio mentre non veniva approvato un emendamento importante inserito dal consigliere regionale Patrizia Baffi di Italia Viva: precisamente l'emendamento numero 55 a favore delle RSA e RSD che prevedeva, tra l'altro, anche tempi e quantitativi adeguati per quanto riguarda i test diagnostici disponibili e l’adeguatezza nella fornitura di presidi di protezione per tutti.

Ma a parlare è soprattutto la direzione dell'Istituto Cremonesini di Pontevico.

I tamponi nasofaringei per le pazienti sono “mancati” perché la Regione Lombardia ha ritenuto di limitarne l’impiego con la nota circolare del 10 marzo 2020 (ossia per i sintomatici ricoverati e per i guariti ndr). Nonostante la circolare del 10 marzo, in due occasioni, il 13 e il 24 marzo, abbiamo richiesto a mezzo mail l’effettuazione di tamponi proprio in seguito al primo caso riscontrato (in virtù di un ricovero ospedaliero), ma non abbiamo ottenuto risposta.

È quanto scritto in una nota del 14 aprile dal Presidente Monsignor Federico Pellegrini.

L’elevato numero di casi febbrili uniti all’impossibilità di individuare casi positivi da isolare e quelli negativi per la più volte ribadita impossibilità di effettuare i tamponi sulle ospiti, avrebbe portato un’attività assolutamente disfunzionale con il rischio di isolare pazienti negativi e positivi insieme, per questo non abbiamo creato un reparto di isolamento».

E questo è quanto dichiarato sempre dai vertici dell’Istituto Cremonesini.

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