Donne caregivers

«Noi da sempre in lockdown!», più inclusione per le donne, l’autismo e la disabilità

È la petizione lanciata al Governo da Noi per l’Autismo su change.org sull’inclusione delle donne caregivers che si occupano delle persone con autismo o con altre disabilità. E in tale petizione si chiede di poter scegliere modalità alternative a quelle attuali, come l’assistenza indiretta -conveniente anche per il Governo e le Regioni a fronte di una minore spesa pubblica- e la possibilità di avere un insegnante di sostegno a domicilio per la DAD, e il test salivare molecolare per il monitoraggio del Covid-19.

Le donne, l’autismo e la disabilità hanno attraversato un drammatico periodo a causa del lockdown imposto dal Governo. Misure di contenimento che non hanno lasciato scampo, visti i contagi anche ora in continuo aumento. E a fronte delle misure contenitive, allo stato attuale non esistono misure assistenziali a compensazione per i caregivers, che la maggior parte delle volte sono donne.

Secondo infatti un’indagine condotta da Ipsos per Farmindustria, l’Associazione delle Imprese del farmaco aderente a Confindustria, su un campione di donne italiane maggiorenni emerge che nell’86% dei casi è proprio la donna a ricoprire più di due ruoli e compiti, con diversi gradi di intensità. In particolare i bisogni familiari riguardanti la salute, risultano di competenza delle donne, che sono presenti al momento della prevenzione (66%), vegliano sul percorso terapeutico (65%), sono l’interlocutore privilegiato del medico nella fase della diagnosi (58%) e della terapia (59%).

Anche per quanto riguarda la scuola le donne, le mamme, hanno ricoperto il ruolo di insegnanti di sostegno e/o di educatrici durante il lockdown -quando era stata resa obbligatoria la DAD (didattica a distanza) a causa della chiusura delle scuole. Questo da un lato ha permesso anche all’alunno con autismo o con altra disabilità di rimanere allo stesso livello dei propri compagni, dall’altro ha però causato nella donna un dispendio di energie e di sacrifici -anche psicologici- senza precedenti, soprattutto se ha dovuto anche lavorare in smart working e occuparsi della famiglia.

Uno scenario replicabile anche per gli uomini, per i papà, ma il più delle volte è la donna a ricoprire più ruoli contemporaneamente senza pensare al rischio di isolamento. Di sicuro un salto all’indietro non da poco, con tanto di schiaffo all’inclusione e alla socializzazione che è preferibile evitare.

Ed ecco perché è nata questa petizione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *