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Mattarella pensava ai ‘costruttori’, ma sono ‘demolitori’

Sono stati vani i tentativi di Sergio Mattarella, ma anche del Papa, a sensibilizzare Giuseppe Conte e Matteo Renzi, e tutta la classe politica italiana, a fare un passo indietro. A ragionare per il bene dell’Italia. Costruttori li ha definiti il Presidente della Repubblica nel discorso del 31 dicembre 2020, mentre a gennaio 2021 l’ottavo sovrano dello Stato di Città del Vaticano pensava a trasmettere il Noi durante la seconda ondata dell’emergenza sanitaria. Ma in realtà sono demolitori.

Il risultato è infatti dato dalle dimissioni dei due ministri di Italia Viva, Bellanova e Bonetti. E del Sottosegretario Scalfarotto (altro che libertà all’interno del partito). Ma anche dalle mancate dimissioni del Presidente del Consiglio, che invece ha ritenuto bene di chiedere la fiducia prima in Parlamento (dove però ha ottenuto una fiducia risicata di 321 su un quorum di 316) e poi al Senato. Nessuno dei due ha quindi fatto un passo indietro come consigliato sia dal Capo dello Stato che dal Papa.

I due protagonisti del governo di minoranza non possono pertanto dire che nessuno abbia cercato di dare loro la possibilità di continuare un governo di maggioranza, il Governo Conte II. Un Governo che però non doveva nemmeno nascere, se dovessimo stare a quanto recita la costituzione. O comunque che doveva solo accompagnarci alle elezioni anticipate, non avendo il PD vinto le elezioni del 2018. Un Governo che se dovesse continuare vorrebbe revisionare il titolo quinto della costituzione, per dare meno poteri alle regioni (con la scusa della pandemia).

In effetti non si è capito per quale motivo Renzi abbia di fatto aperto la crisi con le dimissioni obbligate delle due ministre e del sottosegretario, per poi astenersi al voto in Senato. Davvero, non si è capito, perché così potrebbe averla data vinta a Conte, in verità. Una strategia divide et impera riuscita male? Di certo un comportamento da demolitore, altro che rottamatore.

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