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Lombardia in zona rossa, ISS smentisce Regione: algoritmo Rt è corretto

L’Iss replica alla ricostruzione di Regione Lombardia avvenuta dal presidente Attilio Fontana, dall’assessore e vicepresidente Letizia Moratti e dal direttore Trivelli durante una conferenza stampa appositamente convocata riguardo la vicenda della Lombardia finita per sbaglio una settimana in zona rossa.

“L’algoritmo è corretto e funziona in modo uguale per tutte le Regioni. La rettifica dei casi fatta dalla Regione Lombardia ha prodotto la modifica dell’Rt”, lo ha ribadito l’Istituto superiore di sanità, con una nota che vuole mettere la parola fine alla vicenda dell’errore sui dati che ha tenuto una settimana la regione in zona rossa. E non solo l’Iss ribadisce l’errore dei dati e la rettifica fatta dalla regione ma ribadisce anche che l’anomalia nella trasmissione dei dati, dovuta ad una errata indicazione dei casi sintomatici “è stata segnalata più volte dall’Iss alla regione Lombardia”.

L’Iss risponde in maniera puntuale e diretta alle accuse sollevate dai vertici della regione Lombardia. “Relativamente a quanto dichiarato dal presidente Fontana sull’algoritmo utilizzato per il calcolo dell’Rt nel monitoraggio dell’epidemia Covid-19”, infatti l’Istituto Superiore di Sanità precisa che: “L’algoritmo utilizzato dall’Istituto Superiore di Sanità è corretto, da aprile non è mai cambiato ed è uguale per tutte le Regioni che lo hanno utilizzato finora senza alcun problema”.

“Questo algoritmo e le modalità di calcolo dell’Rt – ricorda l’Iss – sono state spiegate in dettaglio a tutti i referenti regionali perché lo potessero calcolare e potessero verificare da soli le stime che noi produciamo, ed è perciò accessibile a tutti”. E “il dato è circolato ogni settimana con anticipo alle regioni che lo ricevono con richiesta di verifica e validazione con un criterio esplicito di silenzio assenso. La Regione Lombardia non ha finora mai contestato questa stima”.

Inoltre “l’Istituto, ma anche la Fondazione Bruno Kessler che ha elaborato l’algoritmo con l’Istituto per il monitoraggio dell’epidemia, è stata sempre a disposizione per dialogare e supportare le Regioni e le Province autonome in qualsiasi fase dei loro calcoli”.

L’Iss va nel dettaglio relativo al calcolo dell’Rt, spiegando il flusso del dato su cui viene basato, e cioè quello relativo ai pazienti sintomatici. Ogni volta che viene rilevato un caso clinico viene compilato il relativo campo “stato clinico” nel quale viene indicato il grado di severità dei sintomi, da paucisintomatico a severo e, quando possibile, anche la data della loro insorgenza. Presenza di sintomi e data di insorgenza sono le due variabili che definiscono i soggetti da considerare per il calcolo di Rt. Può capitare, anche se è raro – spiega ancora l’Iss – che alla data di inizio sintomi non sia associato uno stato clinico e in questo caso i pazienti vengono inizialmente considerati sintomatici perché si riconosce il dato fornito dalla regione come indicativo della presenza di sintomi in assenza di altre informazioni. Nel caso in cui invece – continua la nota dell’Iss – il campo “stato clinico” non venga mai compilato e così nei successivi aggiornamenti del database fino a quando sia documentata la guarigione o il decesso, il caso si considera asintomatico nonostante la presenza di una data di inizio sintomi. Questo perché “non è infatti plausibile che ci sia una data di inizio sintomi di una persona senza alcun sintomo documentato fino alla guarigione o alla morte”. Infine “vengono anche considerati asintomatici i rari casi in cui vi sia una data inizio sintomi ma il caso sia dichiarato nello stato clinico ‘asintomatico’ in quanto i due dati sono in chiara contraddizione”. E c’è anche una ragione per l’adozione di questo sistema che, in dubbio, evita la sovrastima: “Nella situazione emergenziale in cui possono verificarsi problemi nella qualità dei dati, questo approccio conservativo è volto ad evitare una sovrastima dei casi sintomatici su cui si calcola l’Rt”.

“La Lombardia ha segnalato dall’inizio dell’epidemia nell’ultimo periodo, una grande quantità di casi, significativamente maggiore di quella osservata in altre regioni, con una data di inizio sintomi a cui non ha associato uno stato clinico e che pertanto si è continuato a considerare inizialmente sintomatici”.

E – smentendo anche su questo punto le ricostruzioni della regione – l’Istituto evidenzia: “Questa anomalia è stata segnalata più volte dall’Iss alla regione Lombardia”. E’ non è la sola incongruenza imputata alla regione nella trasmissione dati: “Inoltre nell’ultimo periodo ha classificato un gran numero di questi come guariti senza uno stato clinico sintomatico riportato. Questi casi sono stati quindi esclusi, dopo qualche settimana dalla prima segnalazione, dal numero dei sintomatici, in quanto presentavano un dato incongruente, sempre in accordo con la procedura sopra descritta”.

Ed ecco perché nella valutazione della cabina di regia che riunisce Iss, ministero della Saute e tre rappresentanti per le regioni, la regione una settimana fa è finita in zona rossa: “La combinazione di queste due criticità ha determinato una sovrastima recente del numero dei sintomatici che veniva corretta nelle settimane precedenti. La conseguenza è stata un aumento non congruo della differenza tra il numero di casi sintomatici documentati nella settimana di stima rispetto alla settimana precedente, che a sua volta ha determinato solo in Lombardia e solo nelle stime di queste settimane una sovra-stima di Rt”. L’Rt era infatti balzato a 1,4 e questa settimana è passato a 0,82. E
questo ha permesso la ricollocazione della regione in fascia arancione: “Solo a seguito della rettifica del dato relativo alla data inizio sintomi e dello stato clinico dei casi già segnalati, avvenuta con il caricamento dati del 20 gennaio, con una corretta identificazione dei casi asintomatici da parte della Regione Lombardia, su loro richiesta, sono state ricalcolate le stime di Rt realizzate la settimana precedente”.

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