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Instabilità politica: perché cade anche il Governo Conte?

In Italia abbiamo vissuto spesso momenti come quello che segna oggi la caduta del Governo Conte, e tale instabilità politica regna in ogni legislatura. Difficile arrivare alla fine dei cinque anni di Governo se non si ha persone di qualità, e il perché è presto detto e si basa sulla costituzione nell’art. 70, art. 67 e nella legge elettorale. Ergo per migliorare le cose serve senza dubbio una riforma costituzionale votata dal popolo.

Il problema dell’Italia è che, nonostante la legge elettorale sia stata cambiata per ben 4 volte (Mattarellum, Porcellum, Italicum e Rosatellum) non si sono mai risolti i nodi fondamentali. Il fatto che ad un partito serva il 51% dei seggi per governare da solo implica che servano delle alleanze per arrivare alla maggioranza. Ergo anche un piccolo partito può far cadere un governo proprio come è accaduto nel 2021 con Renzi: ossia che Italia Viva ha avuto la possibilità di far cadere il Governo Conte II, anche se in questo caso Renzi era riuscito ad ottenere ben due ministeri nonostante il suo partito fosse appena nato (quindi in questo particolare caso è stato principalmente un grosso errore di Conte, del PD e del M5S).

Un altro problema che incide non poco sulla caduta di un governo, è la possibilità di passare da un partito ad un altro durante una legislatura. Sono infatti molti i politici che vengono eletti con un partito e che poi nel corso di un Governo cambiano bandiera. Questo implica una riduzione della maggioranza in parlamento e un aumento della corruzione, fino ad arrivare alle dimissioni del Premier e alle elezioni anticipate. Una cosa lecita che però implica detti problemi e che in Germania hanno risolto dando la possibilità di eleggere prima a maggioranza un successore, evitando una crisi al buio come quella che potrebbe accadere con il Governo Conte II (sempre se Conte dovesse salire al Quirinale senza passare dal voto in senato).

Per ultimo, un problema che sicuramente incide ulteriormente sull’instabilità politica -e sulla velocità di approvare nuove riforme- è il fatto che ogni legge deve essere approvata sia da camera che da senato. Un doppio passaggio che allunga i tempi e che porta ad una doppia possibilità di veto da parte dei partiti. Ma d’altronde chi ha pensato alla nostra costituzione ha anche pensato alla democrazia e forse non ha pensato che un onorevole potrebbe cambiare da un giorno all’altro i propri valori e le proprie idee, anche se in realtà la libertà di poter cambiare le proprie convinzioni deve essere garantita (ma non almeno durante una legislatura!).

E dulcis in fundo -sempre a nome della democrazia e della stabilità- dare al popolo la possibilità di eleggere direttamente il Presidente della Repubblica. Un po’ come accade con la repubblica semipresidenziale di Francia. Sarebbe senza ombra di dubbio un atto di democrazia, quella vera.

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