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Governo di minoranza? Sarebbe bloccato dalle commissioni parlamentari

Secondo quanto annunciato dallo stesso Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al governo basterebbero 155 voti in Senato per continuare a governare con un governo di minoranza. Un gabinetto che non gode del sostegno della maggioranza. Un Conte Ter che provocherebbe l’ira dello scatenato Borghi, ma anche un’indigestione alla maggioranza di italiani ormai schierati con il centrodestra (principalmente nella Lega di Salvini e in Fratelli d’Italia della Meloni) e pronti ad andare ad elezioni anticipate.

Ma il problema di un governo di minoranza composto da soli 155 voti al Senato includerebbe anche i senatori a vita, che in Senato non vengono mai, e molti altri senatori che in Senato vengono molto poco. Un governo così composto varrebbe in realtà meno di 140 senatori e avrebbe un grosso problema con le commissioni parlamentari, che sono il cuore del processo legislativo (art. 72 della costituzione).

Prendendo il caso del Senato, i gruppi al governo necessitano di voti da forze “esterne” per raggiungere la soglia di maggioranza. Questo squilibrio fra aula e commissioni, già nel recente passato ha portato alla fine di un esecutivo, quello del governo Berlusconi il quale, nonostante una chiara maggioranza in aula, si trovava di fatto bloccato in molte delle commissioni parlamentari, avendo gli stessi numeri (se non inferiori) dell’opposizione.

Lo stesso Matteo Renzi, intervistato ieri a distanza da Quarta Repubblica, è sicuro che anche se Conte andasse avanti con soli 155 voti avrebbe molti problemi con le commissioni. E questo significherebbe un governo di minoranza bloccato.

Mattarella lo permetterebbe?

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