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Conte, decreto urgente: torna l’autocertificazione

Nel nuovo DPCM di inizio novembre tutta l’Italia è a rischio lockdown, quasi sicura anche la chiusura interregionale. Come riferirà il Presidente Conte sia in Parlamento che al Senato, con il decreto urgente si vuole principalmente chiudere quelle che sono considerate le zone rosse, ossia le grandi città più colpite dal contagio, come Milano. E naturalmente per muoversi, per lavoro o per motivi di salute, servirà l’autocertificazione.

Il premier sperava di arrivare al 9 novembre, ovvero ai risultati (presunti positivi) delle misure su ristorazione e bar, oltre che su cinema e teatri, e palestre. Ma gli ultimi sviluppi hanno costretto il Governo a convocare d’urgenza prima il CTS, poi Regioni, Anci e Upi. E le riunioni hanno prodotto un’opinione comune di necessità di ulteriori misure restrittive estese in tutta l’Italia che non possono più attendere.

A rischio anche la didattica in presenza per ogni ordine e grado perché, a detta del Presidente del Consiglio, la curva sta subendo una grave impennata causata probabilmente anche da una troppo leggera gestione del tema dei trasporti, tema su cui solo pochi giorni fa proprio il ministro De Micheli annunciava andasse tutto bene.

La curva sta subendo una impennata così rapida che rischia di mettere in discussione la didattica in presenza, alcuni presidenti di regione lo hanno fatto, non è il nostro obiettivo, noi continuiamo a difendere fino alla fine la didattica in presenza. Ma dobbiamo mantenerci vigili per seguire e assicurare la tutela della salute de tessuto economico.

Ma tali parole del premier erano arrivate prima dei bollettini disastrosi degli ultimi giorni. Ora la situazione è addirittura peggiorata.

Oltre Milano, sono a rischio lockdown anche Napoli, Genova e Torino, e alcune regioni dove la situazione è più grave o dove il sistema sanitario è più in sofferenza (Lombardia, Campania, Lazio, Emilia Romagna, Provincia Bolzano, Valle d’Aosta e Calabria).

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